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Viva Gioconda!    (la prima pagina)

Quando io non avevo ancora compiuto undici anni, abitava vicino casa mia un calzolaio che scriveva lettere d'amore per sé e per gli amici. Dalla faccia che gli aveva dato natura non traspariva affatto ch'egli potesse scatenare sulla carta tanta poesia; eppure se ne vedevano gli effetti nella salute della figlia d'un sacrestano che abitava alla voltata della strada. Lui le aveva detto d'essere pazzo per lei e lei gli aveva stradetto d'essere fuori senno per lui. Ed era vero: perché lei, prima di ricevere quelle lettere di fuoco e di fiamme, aveva tanta ciccia che a suo padre aveva fatto balenare il peccato di pensiero di sposarla a peso con qualche forestiero facoltoso per non dare scandali in paese.
Poi, invece, ogni illusione paterna era svanita visto che la figlia, Maddalena, era divenuta sottile e nervosa come uno zampillo d'acqua e le labbra che l'eran rimaste carnose le si erano spaccarellate a sangue come le pesche perché non riusciva di baciarselo, e quando mi passava davanti alla porta di casa con quell'argento vivo nelle gambe e nelle natiche secche e asciutte, mi sparpagliava nella mente quei quattro pensieri religiosi che m'aveva messo mia madre. (…)