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Io ammiro Picasso; trovo nella sua opera tanta forza, tanta genialità, tanta potenza da farmelo porre nel nostro secolo alla pari di Michelangelo nel suo. Come si sa dopo Michelangelo tutto è diventato michelangiolesco. Michelangelo, cioè, ha influenzato, oltre al suo, tutti i secoli venuti successivamente. Dopo Picasso, tutto è diventato picassiano - se non lo è diventato nello stile, lo è diventato nello spirito - ma la cosa straordinaria è che anche Picasso è michelangiolesco - se non lo è nello stile, lo è nello spirito. All'interno dell'opera di Michelangelo, come in quella di Picasso, c'è una forma di ribellione, c'è una forma di strafottenza e c'è una forma di anticonformismo che si direbbero prodotti da una irrefrenabile forma di egocentrismo. Ma quel che mi preme di dire è che nell'opera di Picasso si possono leggere altre componenti: ad esempio, la crisi nell'arte della nostra epoca.
Dal periodo del Rinascimento in poi i valori sono andati scemando, i geni che sono venuti dopo non sono stati della stessa altezza di quelli di Beato Angelico, di Piero della Francesca, ecc…Al nostro secolo è toccato non averne affatto. I valori dell'arte si sono abbassati tanto da toccare terra. Nell'opera di Picasso si può leggere tutto ciò. Nel suo primo cinquantennio è leggibile lo sforzo di esprimere il massimo cercando di fare qualche cosa di altissimo e di straordinario. Nella seconda fase della sua vita artistica le forme, le idee, i disegni si disfano, diminuiscono di intensità, dimostrano lo stato di distruzione che conduce al vacuo ed inutile e continuerà nell'arte contemporanea dopo la sua morte. Nell'opera di Picasso si può leggere l'avventura dell'arte del nostro secolo, che per la sua irrequietezza, anche se non è dei più alti - è dei più originali, questo sì.