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Non so a chi possano servire alcune esperienze che hanno fatto di me un uomo, oramai, poco incline a credere nelle promesse e nella buona fede altrui. Oramai accetto con indifferenza o con incredulità le espressioni di ammirazione e le manifestazioni di generosa disponibilità a rendere universale la conoscenza di quanto ho prodotto nell'arte in sessant'anni di lavoro. Forse sono anche più di sessant'anni quelli impegnati a scrivere, a dipingere, a far scenografia, a far scultura, a fare anche architettura e a disegnare su migliaia di fogli di carta. Ho prodotto migliaia di opere grafiche e tante altre cosa che non sto né a descrivere né ad enumerare. Tutti sono concordi nel ritenere che pochi artisti del mio tempo hanno lavorato tanto e che nessuno si è dedicato così seriamente allo studio e alla realizzazione di opere nelle quattro delle cinque arti: la pittura, la scultura, l'architettura e la letteratura. Pur tuttavia non è stato mai possibile promuovere una mostra che esponesse al giudizio della gente e della critica, favorevole e sfavorevole, la massa di lavoro realizzato in sessanta e più anni.
Adesso io sono alla soglia del sessantaseiesimo anno e vivo incontrando persone, che mi sembrano arrivate sulla terra da altri pianeti, le quali stanno impegnandosi affinché l'esposizione da me desiderata abbia luogo non solo in Italia ma anche in vari punti del mondo.
Io mi scuso con loro se li osservo con un po' di incredulità dati i risultati negativi ai quali mi sono abituato in analoghe condizioni. Unico conforto che mi viene incontro è pensare che molti sono rimasti delusi tentando di volare e poi, invece, ci sono riusciti al punto da raggiungere la luna e passeggiarci sopra.
Confesso, comunque, e dico amaramente: "tutto è possibile se si è vivi, ma tutto è più probabile dopo che si è morti". Naturalmente mi riferisco alle mie esposizioni.