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I Miserabili    (la prima pagina)


I miserabili nei quali mi sono imbattuto lungo una settantina di anni non sono miserabili seri come quelli di Victor Hugo, sono miserabili del genere che il dialetto siciliano chiama "MISERABBILI" volendo, con quel termine, indicare gli invidiosi, i millantatori, i vanitosi, i presuntuosi, gli avari e, ingiustamente, anche i pavidi.
Non è detto che io non sia fra questi, ma, dato che non sta bene parlare di se stessi, parlerò solo degli altri.
A undici anni io composi un pezzo musicale, musicai una preghiera trovata in un libretto religioso donatami dal presidente del circolo cattolico del mio paese. Musicai quella preghiera cantandomela molta volte e cacciandola così bene a memoria da poterla ripetere senza guardare le parole nel libriccino. Debbo dire che la mia prima passione fu musicale. Avrei voluto imparare a suonare il pianoforte che c'era in casa di un mio compagno di scuola figlio dell'organista della chiesa dell'Annunziata. Ma quando quell'organista mi sorprese, seduto al pianoforte con suo figlio che m'insegnava a suonarlo, andò in bestia. Disse che glielo stonavamo e, con quella scusa, il miserabile, mi tolse l'unica possibilità di avvicinarmi alla musica -essendo egli l'unico in paese che la sapesse. (…)